SETTE ANNI DOPO

In questi giorni cadono parecchie ricorrenze. E’ forse persin troppo scontato rievocare gli eventi del passato, ma è anche un modo per non dimenticare, specie se i fatti sono gravi come quelli che si verificarono l’11 settembre 2001, una data cruciale nella storia dell’umanità.

Io andavo per i 24 anni, ed ero felice perché da tre giorni avevo finalmente a casa un computer nuovo di pacca (quello che sto usando tutt’ora) con la connessione ad internet. Mi sentivo al passo con i tempi. Quel pomeriggio ascoltavo tranquillamente il Deejay Time attendendo il momento di andare al lavoro, all’epoca oltretutto mi dividevo ancora tra due posti diversi, al mattino facevo la segretaria, al pomeriggio/sera la cassiera al Mc Donald’s dove sono ancora adesso.  Ad un certo punto mia madre, che invece guardava la televisione, mi informa che c’è stato un incidente, ed un aereo si è infilato dentro una delle Torri Gemelle di New York. Ovviamente vado a sbirciare, e faccio appena in tempo a vedere il secondo aereo schiantarsi contro la seconda torre. A quel punto inizia a farsi strada l’ipotesi che si tratti di attentati. Poi arriva la notizia dell’aereo sul Pentagono, ed infine quello precipitato in Pennsylvania. Mi è preso il panico. Io in genere sono una persona sì emotiva, ma abbastanza calma e tranquilla. Quel giorno, forse per la prima ed unica volta in vita mia, ho avuto davvero paura. Paura di non avere un futuro, paura per i miei cari, paura che si scatenasse la terza guerra mondiale. Anche perché sia le televisioni che le radio, in quei concitati minuti parlavano di diversi aerei scomparsi dagli schermi radar e risultanti spariti nel nulla, che a livello teorico potevano essere stati anche loro dirottati per essere fatti sfracellare chissà dove, negli Stati Uniti o in Europa non si poteva sapere. Io poi, lavorando per un simbolo del consumismo americano come Mc Donald’s, avevo il terrore che qualcuno potesse fare un attentato anche lì. Quella sera andai a fare il mio dovere con uno stato d’animo tutt’altro che sereno. E di clienti se ne videro pochissimi, forse solo la sera della finale dei mondiali 2006 ci furono meno avventori. Il mattino dopo, quando dovetti recarmi a Torino a fare delle commissioni per il lavoro di segretariato, ogni qualvolta vedevo un aereo in cielo tenevo d’occhio che la sua rotta non avesse niente di anomalo. E questi timori durarono per parecchio tempo. Non credo di essere stata l’unica a provare simili sensazioni. Penso che in molti, in quei giorni, si siano chiesti cosa ne sarebbe stato di noi.

Sono passati sette anni. Il progetto per la ricostruzione delle Torri Gemelle c’è, ma in pratica non si è ancora iniziato a ricostruire. Osama Bin Laden, indicato come il principale responsabile del quadruplo attentato (ma sarà stato davvero lui o è solo un capro espiatorio?) è tutt’ora ricercato, ci sono state guerre in Iraq ed in Afghanistan, inutili come tutte le guerre e che sono costate un prezzo altissimo a livello di vite umane a numerosi paesi, Italia compresa. In fondo, da prima di ciò che accadde quel giorno, non è cambiato molto. Ci sono però migliaia di famiglie che piangono alcuni loro cari morti mentre andavano a guadagnarsi il pane. Ed almeno questo si poteva evitare.

Krimi

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