GLI SGOCCIOLI

In teoria avrei voluto concludere la mia vacanza romana il 2 giugno: sognavo infatti di andare a vedere la parata militare per la Festa della Repubblica al mattino e di ripartire nel pomeriggio. Il venerdì mattina, una volta rientrata a casa della mia amica dopo aver passato la notte in b&b con la mia dolce metà, ho telefonato al lavoro per conoscere i turni che mi erano stati assegnati per la settimana successiva. Ed ho così appreso che il martedì in questione avrei dovuto lavorare. Lì ho seriamente iniziato a pensare ad anticipare, e non di poco, la data del mio rientro a casa. Anche perché, nel frattempo, ero stata messa al corrente del fatto che mio padre non stava molto bene di salute, e la preoccupazione per lui, essendo lontana, era ai massimi livelli. Così, nonostante volessi vedere anche il passaggio del Giro d’Italia nella capitale domenica 31 maggio, ho deciso di ritornare a casa proprio quella domenica, e sono prontamente andata in stazione a farmi il biglietto. In fondo si trattava di una tappa a cronometro, molto meno spettacolare di una normale. Avrei visto poco o niente. Ma gli inconvenienti non finirono lì. L’amica che mi ha gentilmente ospitato per tutta la durata delle ferie, quel pomeriggio, mi annunciò che il giorno dopo sarebbe partita con il fratello per il mare, e poiché non le andava di lasciarmi da sola in casa insieme alla sua coinquilina, mi propose di andare con loro per un giorno, e poi la domenica mi avrebbero accompagnato loro in stazione per poter prendere il treno del ritorno. Sinceramente non me la sono sentita di aggregarmi: mi sarei sentita un peso inutile. Quindi ho finito con l’anticipare di un altro giorno il ritorno a casa, sabato mattina ho fatto almeno trenta minuti di coda a Termini per cambiare il biglietto, e qualche ora dopo sono partita, senza alcun rimpianto. Tutto ciò che dovevo fare l’ho fatto, ho ottenuto il massimo, di più non avrei potuto chiedere. Una volta a Torino ho constatato, con sollievo, che mio padre ha sì corso qualche serio rischio, ma tutto sommato non se la passava poi così male. E dopo qualche giorno è arrivata la beffa finale: il lunedì mi telefona una collega e mi chiede un cambio di giorno libero. Ed io finisco con l’essere a riposo il 2 giugno. Direi che in questo modo il cerchio si è chiuso alla perfezione…

Krimi

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