VIAREGGIO

Il secondo avvenimento verificatosi di recente e che mi ha particolarmente impressionato è stato l’incidente ferroviario di Viareggio. Sono particolarmente legata a questa cittadina, perché nel 2006 ci passai uno dei più bei fine settimana di tutta la mia vita. I ricordi di quel weekend, trascorso in compagnia di tanta gente che amo, li porto sempre nel cuore.

Il giorno dell’incidente io ci sono stata a Viareggio. O meglio, ci sono passata, circa cinque ore prima che si verificasse il disastro. Questa cosa, però, l’ho realizzata solo tempo dopo, ed in quel momento ho provato un deciso senso di inquietudine. Quella sera sono passata per la cittadina versiliana perché sono andata a Pisa a trovare il mio ragazzo. Trascorriamo la nottata insieme, ed il mattino dopo lui mi accompagna alla stazione per prendere il treno del ritorno. A causa di un insolito traffico però arrivo a destinazione in ritardo, ed ormai certa di aver perso il convoglio, gli dico scherzando: “L’unica cosa buona sarebbe che il treno fosse stato soppresso!”. In quel momento ancora non sapevamo nulla di quanto accaduto. Entro in stazione, e rimango pietrificata nel consultare il tabellone delle partenze e nel leggere che il mio treno è stato realmente cancellato. Fortunatamente una signora mi dice che nel piazzale di fronte alla stazione c’è un autobus diretto a Torino. Mi ci precipito, provo a salire sul primo in partenza ma è già interamente occupato, così sono costretta a spostarmi sul secondo. E lì inizio a sentir parlare dell’incidente, o comunque a capire che è accaduto qualcosa di decisamente grave. Consulto l’orologio: sono quasi le 9.30. Mi ricordo che a quell’ora, in radio, c’è il notiziario, e mi sintonizzo per capirne di più. E così scopro cosa è successo a pochissimi chilometri di distanza da dove mi trovo. In quel momento non avevo la minima idea di come e quando sarei riuscita ad arrivare a casa, e per qualche istante ho rischiato di farmi sopraffare dallo sconforto. Ringrazio il cielo di aver avuto con me il lettore Mp3 (il quale, peraltro, non molto tempo dopo ha smesso di funzionare) fornito di radio: se quel mattino non avessi avuto la compagnia di Deejay sarei ulteriormente impazzita.

Alla fine l’autobus sostitutivo parte, passiamo anche per Viareggio, ma non si riesce a vedere niente, perché è pieno di Polizia, Carabinieri e quant’altro che, per ragioni di sicurezza, non fanno avvicinare oltre un certo limite al luogo del disastro. Quando mancano una manciata di minuti alle 12 arrivo a La Spezia, e lì, fermo in stazione ad attendere, c’è il treno che alla fine mi riporterà a Torino con due ore di ritardo rispetto al previsto (mi è andata abbastanza bene, quindi). Arrivata a casa non faccio altro che seguire notiziari e telegiornali, e le immagini alle quali assisto sono decisamente sconvolgenti. La dinamica dell’incidente è stata un’incredibile sequenza di tragiche fatalità. E’ stata una strage in fatto di vittime, perché quasi trenta morti sono tantissimi. Eppure poteva andare ancora peggio. Se fosse accaduto di sabato mattina, invece che di lunedì sera, probabilmente il bilancio sarebbe stato più simile a quello del terremoto in Abruzzo. Tornando da Roma l’ultima volta che ci sono stata ho di nuovo attraversato la cittadina toscana, senza che il treno vi si fermasse. Ma ho fatto in tempo a vedere una notevole sequenza di edifici completamente bruciati e parzialmente crollati.

Sono sicura che Viareggio si riprenderà. Noi italiani, quando si verificano avvenimenti di questo genere, sappiamo trovare dentro di noi risorse che non pensiamo neppure di avere. Bisogna però fare qualcosa per rendere ancora più sicuri i convogli che circolano nel nostro paese, che siano merci o passeggeri. Perché una strage come questa non deve verificarsi mai più.

Krimi

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Sempre con la valigia in mano, la passione è ciò che mi fa sentire viva.
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