SARAH

Come direbbero quelli che parlano e/o scrivono bene, l’opinione pubblica in questi giorni è rimasta sconvolta dalla vicenda di Sarah Scazzi. E non potrebbe essere altrimenti, credo, considerata la fine orrenda di questa povera ragazza e la scioccante confessione del suo assassino che altri non era che lo zio, assolutamente insospettabile. Ricapitoliamo brevemente la faccenda.

Sarah scompare ad Avetrana, il paese in provincia di Taranto dove vive, il 26 agosto scorso nel pomeriggio, mentre si sta recando a casa della cugina Sabrina insieme alla quale deve andare al mare. Ha con sé il cellulare e le auricolari ad esso collegate per poter ascoltare la musica. Alcuni testimoni la vedono ad appena un centinaio di metri di distanza dalla casa della cugina, ma subito dopo di lei si perdono le tracce. Il telefonino, se chiamato, prima suona a vuoto, poi risulta spento. Ed a quel punto cominciano le disperate ricerche. Si inizia a scavare nella vita di Sarah, in maniera forse fin troppo morbosa. Si scopre che, nonostante a casa non avesse un pc, aveva ben cinque profili diversi su Facebook. E che, con gli amici e persino in alcuni temi scritti a scuola, aveva manifestato apertamente il desiderio di andarsene al più presto da quel paesino. Col senno di poi, si capisce anche il perché di questa sua voglia di fuga.

Il 29 settembre la prima svolta: in un campo di proprietà dello zio Michele, il padre della cugina, viene ritrovato il suo cellulare, parzialmente bruciato. Il 6 ottobre la tragica conclusione della vicenda. Proprio lo zio viene messo sotto torchio dagli inquirenti, e dopo un ‘interrogatorio di moltissime ore crolla e confessa: ha ucciso lui la nipote, perché questa rifiutava le sue avances. E’ lui ad indicare il luogo in cui si trova il corpo della ragazza: un pozzo poco distante da dove era stato rinvenuto il telefonino. Iniziano le ricerche del cadavere con relative operazioni di recupero. La madre di Sarah è in collegamento con “Chi l’ha visto?” proprio dalla casa di colui che si è rivelato essere l’assassino della figlia, e di fatto apprende della confessione del cognato e delle ricerche del corpo dalla conduttrice del programma Federica Sciarelli, restando logicamente di sasso. E solo a quel punto avviene l’interruzione del collegamento, consigliata dalla giornalista.

Personalmente la cosa che più mi ha impressionato è stata proprio la confessione dello zio. Ha dichiarato di aver strangolato la ragazza con una cordicella mentre era di spalle e di averla caricata in auto per far sparire il cadavere. Arrivati al pozzo dove è stata ritrovata, prima di gettarvela dentro l’ha spogliata (bruciandone successivamente i vestiti) ed ha abusato di lei. Una storia che mi dà letteralmente il voltastomaco. Mi domando come sia possibile fare una cosa del genere. Non è da persone normali. Eppure in tanti avrebbero messo la mano sul fuoco sull’estraneità alla vicenda di quello zio, che più volte aveva parlato in lacrime coi giornalisti dicendo di sentire dentro di sé che Sarah se l’era portata via qualcuno. Io sono contraria alla pena di morte, almeno in linea teorica. Ma mi chiedo se un essere del genere meriti di vivere dopo quello che ha fatto. In quanto allo scoop della Sciarelli, mi domando solo se non fosse possibile mandare un blocco pubblicitario durante il quale consigliare alla madre di interrompere il collegamento perché stavano arrivando notizie terribili, anche se non ancora confermate. Tuttavia a me, per quel poco che ho visto, la conduttrice è parsa in sincera difficoltà, cercava chiaramente di prendere tempo per non fornire alla mamma di Sarah informazioni fasulle. Si è trovata a dover gestire una situazione estremamente critica, impossibile dire se si poteva realmente fare qualcosa di diverso.

Ovviamente mi auspicavo una conclusione diversa della vicenda. Speravo si trattasse davvero di un allontanamento volontario, magari che fosse scappata per recarsi a Milano dal padre e dal fratello, con i quali aveva un legame molto forte. Non avrei mai creduto che l’assassino fosse un parente così stretto. E mi domando di chi ci si possa fidare al giorno d’oggi, dopo una storia così.

Krimi

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