CIAO SUPER SIC

Quanto è stato detto e scritto, da ieri mattina, su Marco Simoncelli? Tanto, forse addirittura troppo. Ma voglio dire anch’io la mia. E se a qualcuno posso sembrare banale e retorica, rispondo: chi se ne frega. Scrivo solamente quello che sento.

Non sono una tifosa sfegatata del Motomondiale, ma lo seguo, e da parecchi anni ormai. Marco Simoncelli, insieme a Valentino Rossi, era il mio pilota preferito. Mi faceva impazzire questo ragazzo dalla splendida cadenza romagnola e dalla chioma tanto improponibile quanto irresistibile. Lo trovavo di una simpatia trascinante. Ed in pista era decisamente uno con le palle, al punto da attirarsi le critiche di parecchi colleghi che, proprio durante questa stagione, lo avevano tacciato di essere scorretto. Parole, soltanto parole. In realtà avevano semplicemente paura di lui. Perché sapevano che era uno dei migliori.

Ieri mattina ho acceso la tv insolitamente tardi. E sintonizzandomi su Italia Uno ho capito subito che c’era qualcosa che non andava. Ho iniziato a sentir dire, dai commentatori presenti in studio ed in collegamento, frasi del tipo “Marco era”, “Marco faceva”, tutte al passato. E nella mia mente ho iniziato a pensare “No, non può essere vero, ditemi che non è vero”. Poi ho visto le immagini dell’incidente. Sono rimasta letteralmente pietrificata, per non so quanto tempo, può darsi un minuto, come cinque, come dieci. Non riuscivo a credere a ciò che avevo visto. Era il secondo giro del Gran Premio della Malaysia. Simoncelli perde il controllo della sua moto, e sta per scivolare fuori pista, nella via di fuga. Se le cose fossero andate così non si sarebbe fatto nulla. Invece la moto, inspiegabilmente, mantiene la gomma posteriore in traiettoria, facendolo roteare su se stesso. In quel momento sopraggiungono Colin Edwards e Valentino Rossi. Troppo vicini per poter evitare l’impatto, che è terribile. Edwards lo colpisce in pieno, Valentino forse lo sfiora, forse lo centra anche lui. Il casco di Super Sic vola via, Edwards finisce fuori pista con problemi alle mani ed alla spalla, Rossi riesce a rimanere in piedi, ma voltandosi vede il corpo di Marco in mezzo alla pista. Fermo, immobile, inerte. Capisce subito tutto. E si porta immediatamente le mani sulla visiera.
La gara viene fermata e poi annullata. Simoncelli viene subito soccorso, ma il suo cuore è fermo, ha un’emorragia interna e alcune vertebre cervicali fratturate. Tentano di rianimarlo per quasi un’ora. Ma è tutto inutile. Un ragazzo di soli 24 anni, bello, solare e simpatico, viene portato via da un incidente che definire assurdo è dir poco. Probabilmente è morto sul colpo, non se n’è neppure reso conto. E senz’altro è morto facendo ciò che più amava fare nella vita: correre in moto. Ma non credo che questo possa consolare i genitori, la sorellina, la fidanzata, gli amici più cari. Non consola nemmeno me, che non lo conoscevo, ma mi sento come se avessi perso un amico.

Probabilmente nessuno aveva la percezione di quanto fosse amato Marco, fino a ieri mattina, quando è successo quello che nessuno si sarebbe mai immaginato. Il cordoglio è stato unanime ed immediato. I social network sono stati invasi di messaggi, video, foto, post a lui dedicati. I telegiornali hanno aperto con la notizia della sua scomparsa. E moltissimi programmi televisivi gli hanno rivolto omaggi di varia natura. Il migliore, secondo me, è stato il minuto di silenzio a “Quelli che il calcio”, in contemporanea con gli stadi dove si stavano per disputare le partite del campionato di calcio di serie A. Una vera forma di rispetto, come se ne vedono molto poche nella televisione italiana.
Voglio abbracciare, seppur virtualmente, la sua famiglia e tutte le persone che gli erano più vicine. Ciao Marco, salutaci Ayrton e tutti gli altri.

Krimi

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Sempre con la valigia in mano, la passione è ciò che mi fa sentire viva.
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